giovedì 27 febbraio 2025

Sentimenti costruiti

Forse è così da sempre, e proprio per questo lo accettiamo come norma, come si accettano il cielo e la terra senza chiedersi il perché. Ma avete mai riflettuto su un aspetto delle relazioni sentimentali che le snatura nel loro fondamento e rivela, nel loro intimo meccanismo, l’autoinganno che le sorregge? Spesso il legame con un’altra persona non nasce da un impulso autentico, ma da un calcolo, da una logica silenziosa che lo incasella dentro un progetto di vita. Poi, affinché non ci appaia per ciò che realmente è, un’architettura funzionale, lo rivestiamo di emozione, lo nobilitiamo con parole più grandi di noi, lo trasfiguriamo in destino.

Ma il più delle volte l’affinità emotiva è solo una messinscena, una recita a soggetto improvvisato in cui ciascuno si convince della parte che interpreta. L’essenziale, in fondo, è che l’altro sia adatto allo scopo, che si incastri bene nel meccanismo. Non è importante chi sia, ma che funzioni, che riempia il vuoto esatto che gli abbiamo destinato. L’altra persona diventa un elemento della struttura, un pezzo di un ingranaggio, un ingrediente per una ricetta già scritta. E poiché il fine ultimo non è mai l’amore, ma la costruzione di un’esistenza il più possibile distante dalla sofferenza, ogni sentimento si piega a questa necessità superiore, non vivere, ma difendersi dal vivere.

Così, senza accorgercene, ci avvolgiamo in un inganno così perfetto da sembrare vero. Viviamo sotto una coltre di emozioni prefabbricate, non per sentire di più, ma per non dover sentire davvero. E la coscienza, che è la percezione più nuda della realtà, rimane soffocata sin dall’inizio, incapace di evolvere, di spingersi oltre, perché il primo passo verso la verità, quello della scelta autentica, non è mai stato compiuto.

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