Non sempre ciò che desideriamo coincide con ciò che ci è benefico, e nelle relazioni sentimentali questa discrepanza è quasi una regola.
Tolti dal discorso gli opportunisti, che si muovono per fini estranei all’affetto, gli altri sono di solito attratti o da chi è loro simile, in cui ritrovano il riflesso di sé, o da chi possiede qualità che non hanno, o che in loro esistono solo in forma attenuata e vorrebbero più vive, più luminose. Ma se la compatibilità è un’illusione, se non si radica nell’armonia autentica tra le nature, il legame è destinato a disfarsi presto, o a sopravvivere come un cadavere trascinato nel tempo.
È un pensiero semplice, eppure pochi lo comprendono. Si consuma una quantità inaudita di energia per “conquistare” qualcuno, magari più bello, più intelligente, più sensibile, più “qualcosa”, e, una volta ottenuto, si continua a bruciare energia per trattenerlo. Ma un legame tra persone compatibili non consuma: rigenera. La compatibilità non è uguaglianza, ma un incastro, un equilibrio che deve esistere per entrambi. Far innamorare qualcuno con insistenza, se manca quell’incastro, non garantirà nulla: la struttura cederà al primo vento.
Osservo spesso matrimoni scomposti, dove uno è infinitamente più bello dell’altro, ad esempio. L’ammirazione iniziale diventa ossessione, la conquista si trasforma in prigionia, il trofeo brilla ma non scalda. Lo stesso accade con l’attrazione per la sensibilità: chi non la possiede tenta di appropriarsene attraverso l’altro, ma la finzione ha una durata breve, e la maschera, inevitabilmente, cade.
Ottenere a ogni costo ciò che si desidera è raramente ciò che ci fa bene.
Un buon rapporto si manifesta quando entrambi i soggetti traggono benefici di uguale valore, pur se di diversa natura, dalla reciproca compagnia.
RispondiEliminaLo diceva pure Seneca se non sbaglio.