lunedì 4 maggio 2026

Angosce che non hanno nome

A volte il freddo arriva come un ospite inatteso, quel brivido che nei mesi d’inverno scorre sulla pelle senza motivo. Io invece, sempre più spesso, sento un altro tipo di scossa, una fitta di angoscia che nasce da sola e mi attraversa silenziosa.

La vera ricchezza è scritta

Per fortuna esistono i libri, quelli buoni soprattutto, e le menti che li hanno resi possibili.

La prigione che desideriamo: elogio della nostra schiavitù



Proveremmo disagio e incredulità se potessimo parlare con uno schiavo frustato ogni giorno dal suo padrone e scoprissimo che, nonostante tutto, gli resta fedele e continua a lodarlo. Ci sembrerebbe una forma incomprensibile di servitù dell’anima.
Eppure restiamo quasi indifferenti davanti allo stesso spettacolo quando riguarda noi stessi. Viviamo nella schiavitù del consumismo e, pur essendone vittime e pur venendo da esso danneggiati a più livelli, continuiamo ad alimentarlo con una docilità che ha qualcosa di stanco e di inevitabile, come se la catena fosse diventata, col tempo, parte della nostra stessa natura.

Quando un gatto ha paura di te



Più delle guerre e delle loro vittime, più del dolore che si respira camminando per le corsie degli ospedali, più di ogni forma di violenza gratuita e dell’atroce affossamento della mente che nasce dall’ignoranza, ciò che davvero mi addolora è vedere un gatto che ha paura di me.

Oh micio, ma io ti venero. Sono un tuo devoto adepto e ti riconosco, senza ironia, come nostro signore e padrone. Perché dunque hai paura di me?
Forse mi confondi con la figura generale dell’essere umano. Se è così, allora comprendo.

Tieniti pure alla larga dagli uomini. Sono gli esseri più pericolosi e più dannosi di questo pianeta. Disprezza me insieme alla mia specie, se questo può aiutarti a restare sano e sereno nel tuo silenzioso regno felino.

Il meccanismo che divora i suoi fedeli

Un’ angoscia senza nome si insinua nell’osservare queste figure, inconsapevoli e docili, che abitano il meccanismo del consumismo più ottuso. Si rallegrano, persino, come se una forza estranea li guidasse a celebrare ciò che, silenziosamente, li trascina verso il loro stesso sprofondare.

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