A che serve cercare di vivere il più a lungo possibile, quando i veri parametri che potrebbero conferire un senso all’esistenza non sono legati alla quantità, ma a qualcos’altro, a un altro tipo di misura? Quale vantaggio potrebbe trarre una persona che ha fatto della mera sopravvivenza il proprio unico scopo, quando è inevitabile che la vita finisca comunque, non importa quanto lunga o breve essa sia?
È come se il senso di un film si riducesse al solo fatto che duri un numero preciso di minuti, senza alcun rispetto per ciò che accade dentro a quei minuti, per la qualità del suo sviluppo, per il respiro che le immagini e le parole sono in grado di creare. La durata non è una garanzia di valore. La vita, come il film o la canzone o il libro, non deve essere misurata solo in termini di tempo, ma in ciò che esse suscitano, in ciò che lasciano.
Nella vita contano con valore di un giorno, solo i giorni non ripetuti, quindi poche persone riescono a vivere veramente più di un anno. Il resto è ripetizione irrilevante.
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