martedì 11 novembre 2025

Il gatto morto che mi somiglia

 L’altro giorno ho visto un gatto morto, accasciato ai margini di una strada della mia città. Come sempre, in questi casi, ho provato pena per lui e per me stesso. Pena per quell’essere ormai immobile, e per me che continuo a muovermi. Un gatto morto sul bordo di una strada è l’immagine esatta della mia esistenza. Il gatto può vivere solo in due modi: accolto in una casa dove qualcuno gli offre amore, oppure libero nella natura. Ma un gatto libero in una città è un animale fuori luogo, esposto al pericolo costante, dove le sue abilità non servono più, ridotte a istinti inutili in un mondo che non li riconosce.

Anch’io vivo fuori dal mio habitat. Cammino tra i miei simili con le capacità spente, come un essere che non ha più uno scopo se non quello di continuare a esistere. Loro si sono adattati, io no. Continuano a recitare nel grande circo dell’indifferenza, dove non esistono spettatori, solo attori stanchi. Io, invece, attendo. Attendo che qualcuno, guidando distratto il veicolo della vita, mi travolga senza accorgersene.

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