È come quando ascolti un prete parlare, con quel tono artefatto, quel suono finto e pacato, come se fosse una voce che non gli appartiene, con le parole lente e misurate come un rito che non ha più nulla di spontaneo. È solo un uomo che interpreta un ruolo che tutti si aspettano che lui reciti, e nulla più.
E così, viviamo tra attori che non sanno di esserlo, incastrati nei loro ruoli senza nemmeno accorgersene. Ogni giorno recitano una parte, convinti che sia tutto reale, mentre la vita scivola via senza che nessuno si fermi a chiedersi se ci sia altro da fare, altro da essere.
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