E poi, c'è quella limitazione che è propria della mente umana: la sua incapacità di afferrare la realtà in tutta la sua pienezza. La mente deve semplificare, deve codificare, deve tradurre il caos che la circonda in categorie che possano essere comprese. E una delle semplificazioni più evidenti che la mente umana adotta è quella dualistica: "bello-brutto", "giusto-sbagliato", "vantaggioso-svantaggioso", "positivo-negativo", "virtuoso-vizioso"… Ma in realtà, nessuna di queste categorie esiste realmente. Sono invenzioni umane, creazioni mentali che nascono quando l'uomo si confronta con l'ignoto, con il mondo che lo circonda. Ecco perché, quando sogna o desidera, la mente umana immagina sempre le cose da un solo punto di vista, come se la realtà fosse piatta, bidimensionale, e le cose possiedano solo quelle caratteristiche che appaiono "belle" o "brutte", senza rendersi conto che la realtà è infinitamente più complessa e che contiene in sé anche gli opposti, che si intrecciano in una danza di contraddizioni.
Quando osserviamo gli altri, ci accechiamo facilmente nell'invidia. Guardiamo solo ciò che loro possiedono, quello che noi non abbiamo, ma non guardiamo le cose che noi possediamo e che loro non hanno. Pessoa, con la sua immensa saggezza, aveva capito bene questo gioco dell'illusione e della disillusione, e per questo sottolineava quanto fosse fondamentale il distacco dalle illusioni per poter godere, nel modo giusto, di quelle che la vita ci offre.
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