venerdì 7 marzo 2025

Non mi adatto, quindi non vinco (ma forse ho già vinto)

All’improvviso, come un lampo in una notte quieta, ho capito. Ho scoperto il segreto del mio insuccesso sociale. Lo chiamo “insuccesso” con una punta di ironia, perché in realtà non desidero i risultati che gli altri considerano successi, e ogni giorno me ne compiaccio con una soddisfazione silenziosa. Ma se mai li avessi voluti, credo non li avrei raggiunti, almeno non senza prima comprendere la formula che me ne ha precluso la via.
 
Ed eccola, semplice e crudele: non so indossare maschere comportamentali. Sono sempre e solo me stesso, invariato e immutabile, in ogni contesto in cui mi trovo.
 
Gli altri, mi pare, vivono costruendo facciate, adattandosi con destrezza al paesaggio umano che li circonda. Io no. Non cambio colore per confondermi nel mondo; non modulo le mie reazioni per compiacere o ingannare. Ciò che sono si manifesta sempre, nudo e senza ornamenti. E forse è proprio questa sincerità di fondo, questo rifiuto delle maschere, che mi ha reso inadatto a certi palcoscenici.
 
Ma, in fondo, non rimpiango quel che non ho mai desiderato. Se l’insuccesso è il prezzo della coerenza, allora lo pago volentieri. Perché essere sempre uguale a me stesso, in ogni luogo e in ogni tempo, è forse l’unico successo che mi interessa davvero.

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