Io sono l’opposto. Per me riconoscere una persona dal volto è un atto che rasenta la magia, qualcosa di impossibile. I visi non mi sembrano indistinguibili, ma non trovano un appiglio nella mia memoria. È come se scivolassero via, dissolvendosi nell’oblio. Due donne bionde, con una corporatura simile e pettinate allo stesso modo, per me potrebbero tranquillamente essere la stessa persona. Basta un paio di occhiali in più, o in meno, un’acconciatura diversa, e quella figura che credevo di conoscere diventa un enigma irrisolvibile. Superman e Clark Kent, per me, potrebbero convivere nello stesso spazio senza mai svelarsi.
Compenso questa mancanza con un’altra capacità, ugualmente inutile: ricordo dettagli insignificanti, frammenti di realtà che sfuggono a chiunque, persino ai fisionomisti. Magari non so riconoscere il tizio che incontro per strada, ma una volta che capisco chi è, posso parlarne con una precisione quasi ossessiva, snocciolando aneddoti che nemmeno lui ricorda. Ricordo l’intonazione di una risata, il modo in cui si sposta una sedia, una frase gettata lì in un momento qualunque.
Eppure, non credo che tutto si riduca a una debolezza nella memoria visiva. È qualcosa di più profondo, una mancanza di percezione essenziale. Io non vedo negli altri quella differenza fondamentale che li rende unici. Non riconosco i loro volti perché, per me, le loro vite non si distinguono davvero. È come osservare un mare di formiche: individuarne una tra le altre ha senso solo se si ignora che i loro comportamenti, le loro esistenze, si sovrappongono fino a diventare copie.
Il fisionomista può riconoscere il compagno di scuola dopo trent’anni, ma forse non nota che la vita di quel compagno non è altro che un riflesso della propria. Riconosce il volto, ma non la banalità condivisa. Vive sulla superficie, cieco al vuoto essenziale che accomuna tutti noi.
E allora mi chiedo: ha davvero importanza riconoscere un individuo, quando ciò che distingue una vita dall’altra non è altro che un’illusione? Se ogni esistenza è una ripetizione, una variazione insignificante di un tema già scritto, cosa resta da ricordare? La vera domanda, forse, non è come distinguere un volto, ma perché dovremmo volerlo fare.
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