Il mondo sembra costruito su un sistema di utilità intermedie, come ingranaggi che si muovono solo per azionare altri ingranaggi, in un meccanismo che non ha un fine. Ci affanniamo a trovare scopi, ma questi non sono altro che illusioni contingenti, subordinate a scopi più grandi, anch’essi vani. Ogni utilità è provvisoria, una giustificazione per resistere al vuoto del tutto.
In un quadro più grande, tutto si dissolve: il lavoro, l’amore, le conquiste, perfino il dolore. Nulla rimane, se non la consapevolezza dell’inutilità stessa. Ed è proprio questa consapevolezza che ci condanna: sappiamo che ogni cosa è inutile, ma continuiamo a vivere come se non lo fosse. Forse è questa l’ultima ironia dell’esistenza.
Che bella epoca viviamo! Posso leggere una cosa molto interessante e per una volta l'autore sente il mio applauso!! Con Leopardi non potevo...
RispondiEliminaAh ah ah, addirittura Leopardi.
EliminaSì, mi ha fatto piacere leggere il tuo commento.