lunedì 16 giugno 2025

Chi non soffre più: il potere della coscienza lucida

 Mi piace, a volte, rispolverare il mito, o forse sarebbe meglio dire l’ideale, di una mente perfezionata. È l’unica condizione che, nella sua irrealtà, mi pare possa permettere a un essere umano di sopravvivere al quotidiano orrore del vivere, e di vivere davvero.

Tornando a quell’idea che ogni tanto mi visita come un’eco insistente, ripropongo un pensiero che mi accompagna da tempo:

Provo compassione per chi è costretto a vivere tra ignoranti o a trattare con loro di frequente, ma solo se egli stesso è ignorante. In tal caso, non possiede alcuna difesa contro l’influenza torbida di quelle esistenze altrettanto smarrite, e ne resta ferito. Soffre senza alcuna possibilità di trarre senso o conoscenza dalla propria sofferenza, e per questo finisce col generare a sua volta altra sofferenza, spesso più amara, più cieca. Così contribuisce a moltiplicare la miseria che lo circonda, come un ingranaggio inconsapevole di un meccanismo che non comprende.

E io lo compatisco.

Le persone interiormente evolute, invece, quelle rare anime che hanno affinato la propria mente come uno strumento silenzioso, non hanno bisogno della mia compassione né di quella di alcuno. Anche immerse nella più densa oscurità della stupidità umana, restano immuni. Non vengono toccate, non vibrano a quel contatto. Nulla le turba. La loro quiete è invulnerabile. E proprio per questo diventano un modello ideale, un punto all’orizzonte verso cui si potrebbe tendere. La loro serenità li rende esempio a cui voler tendere, con un lavoro interiore su cui basare lo scopo della propria esistenza.


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