sabato 1 marzo 2025

L’arte di non appartenere: riflessioni di un osservatore distante

A volte mi distacco da tutto, come un estraneo che si contempla allo specchio, e osservo la mia immobilità esistenziale in contrasto con il fluire incessante della vita degli altri. Essi vivono, mutano, si agitano in un continuo susseguirsi di eventi, spinti da un bisogno profondo di sopravvivere o di migliorare una condizione personale che, a me, sembra estranea, forse superflua.

Ciò che però mi inquieta e, paradossalmente, mi conforta, è scoprire che questa mia immobilità non mi lascia rimpianti. Ammirare la forza degli altri, il loro incessante mutare, mi appare come l'osservazione di un fenomeno naturale: una pioggia che cade o un fiume che scorre. Lo guardo con interesse, ma senza desiderio di esserne parte. La loro tensione verso il cambiamento è un'energia che io percepisco come aliena, e tuttavia non invidio. Non vorrei essere come loro, e questo mio non-essere è al tempo stesso fortuna e destino, bilanciato in un equilibrio segreto e silenzioso.

Tutto ciò è soltanto un'ulteriore dimostrazione di quella distanza incolmabile tra me e il resto del mondo. E mentre il mondo si agita, io resto qui, fermo, prigioniero volontario di una pace che si nutre della mia stessa assenza.

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