domenica 10 agosto 2025

Quando la presenza pesa e l’assenza soffoca

 Sempre più spesso, tranne quando creo, sono insofferente.

Insofferente della presenza degli altri.
Insofferente della loro assenza.

Ci sono rare eccezioni, forse inventate dalla mia mente, che mi permettono di sopportare. Ma, per il resto, l’idea di rientrare, anche solo per un istante, nei pensieri di qualcuno che mi è estraneo e incompatibile, mi opprime. È come affogare.

Allora vorrei essere altrove. Da solo. Completamente.
Ma quando ci sono, quando la solitudine è reale e totale, un altro malessere mi prende. Il desiderio di avere vicino almeno un’altra presenza, ma come ogni desiderio, porta con sé la sua stessa insoddisfazione. E il momento perde la sua purezza.

Forse l’ideale sarebbe diverso.
Una presenza come me. Isolata. Silenziosa. Percepibile soltanto a distanza. Da raggiungere con lo sguardo. Sapere che esiste, ma non toccarla con le parole.
Quell’altra presenza, esattamente come me, non dovrebbe interagire con nessuno. Dovrebbe limitarsi a esistere. Né troppo vicina né troppo lontana.
Forse è questa la condizione ideale. Di quando non creo.

Quando creo, invece, l’insofferenza non c’è.
E la condizione perfetta è il vuoto di ogni distrazione.

Ora, ad esempio, sto scrivendo. Creo.
Sono solo in questo piccolo parco e la mia stessa presenza mi è gradevole.

Creare è la mia salvezza.


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